Giovanni
Anselmo

Io, il mondo, le cose, siamo delle situazioni di energia ed il punto è proprio di non cristallizzare tali situazioni, bensì di mantenerle aperte e vive in funzione del nostro vivere. Poiché ad ogni modo di pensare o di essere deve corrispondere un modo di agire, i miei lavori sono veramente la fisicizzazione della forza di un’azione, dell’energia di una situazione […]. Per me è necessario lavorare in questo modo perché non so di altri sistemi per essere nel vivo della realtà, che, nei miei lavori appunto, diventa un’estensione del mio vivere, del mio pensare, del mio agire.

In G. Celant, Arte Povera, Mazzotta, Milano 1969, p. 109.