Tenda

Gilberto Zorio

1967

Tubi Dalmine Innocenti verniciati di nero
opaco, morsetti ortogonali, tela in cotone
verde, acqua salata.

170 x 131 x 125 cm

Collezione Margherita Stein. Proprietà
Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea
CRT, in comodato presso Castello di Rivoli Museo
d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino, GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea,
Torino, 2001.

 

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1967
  • 1967
      Nov

    1967 Nov - Arte Povera. Appunti per una guerriglia

    Celant, Arte Povera. Appunti per una guerriglia, in “Flash Art”, n. 5, novembre 1967, p.n.n.

    Infine le “entità espressive” di Zorio, enfatizzazioni visuali di un avvenimento instabile. Così la violenza dei tubi dalmine, dei colori, dei cementi, dialoga con la precarietà del tempo, con la sottile instabilità del maglio, che sta per cadere sulla “sedia”, con il graduale cristallizzarsi dell’acqua salata, con la incredibile resistenza dell’elemento elastico rispetto alla struttura d’acciaio. Una imprevedibile coesistenza tra forza e precarietà esistenziale che sconcerta, pone in crisi ogni affermazione, per ricordarci che ogni “cosa” è precaria, basta infrangere il punto di rottura ed essa salterà. Perché non proviamo col mondo?

  • 1967
      Nov 14

    1967 Nov 14 - Gilberto Zorio

    Trini, Gilberto Zorio, catalogo della mostra (Torino, Galleria Gian Enzo Sperone, dal 14 novembre 1967), Galleria Gian Enzo Sperone, Torino 1967, p.n.n.

    Dopo Zorio l’inerzia e la stasi di tante costruzioni si rivelano ancora più fittizie e superficiali. Qui troviamo invece la rappresentazione di una tensione continua. […] Zorio sembra “sentire” in termini di massa come energia continua. Ecco altri lavori che presentano lo svolgersi di tale fatto: l’acqua salata che è sul telo indica una forza che preme, ma rimane assorbita e contenuta […].

  • 1967
      Nov 14

    1967 Nov 14 - Gilberto Zorio

    Gilberto Zorio, Torino, Galleria Gian Enzo Sperone, dal 14 novembre 1967

    Foto Paolo Bressano, Torino

  • 1967
      Dec

    1967 Dec - La scuola di Torino

    Trini, La scuola di Torino, in “Domus”, n. 457, dicembre 1967, p. 49

    Così viene già indicata la ricerca avanzata di alcuni giovani artisti che lavorano in questa città […]. È una tendenza oggettuale e astratta; sarà la tendenza dominante della stagione.

    Gilberto Zorio, 23 anni, s’inserisce in questa ricerca con una visione sensoriale del tutto fresca (Galleria Sperone). La sua prima mostra presenta lavori instabili: una colonna poggiata su camere d’aria, superfici colorate al cloruro in modo da reagire all’umidità ambiente con variazioni di colore, tele sulle quali evapora l’acqua depositando il sale, ecc. Altrove, colate in cemento o in gesso si disgregano sotto il loro peso. Zorio fa corrispondere la sua azione sui materiali all’azione della materia su se stessa. È la visione poetica di semplici processi fisici, uno sguardo nella realtà della materia.

  • 1967
      Dec 4

    1967 Dec 4 - Con temp l’azione

    Palazzoli, in Con temp l’azione, catalogo della mostra (Torino, Galleria Stein / Galleria Il Punto / Galleria Gian Enzo Sperone, 4 dicembre 1967), a cura di D. Palazzoli, Torino 1967, p.n.n.

    Ecco la pozza d’acqua salata e il suo residuo cristallino che si formano sopra una tenda […]. Non si produce nulla. Non si traspongono forme. Eppure si riesce a distinguere, a dar loro un carattere al di fuori di ogni finalità ideale, in base a una certa ipotesi di lavoro, dettata da condizioni obiettive e rilevabili dal rapporto tra i termini dell’operazione e i suoi risultati.

  • 1967
      Dec 4

    1967 Dec 4 - Con temp l’azione

    Con temp l’azione, Torino, Galleria Stein / Galleria Il Punto / Galleria Gian Enzo Sperone, 4 dicembre 1967, a cura di D. Palazzoli

  • 1968
      May

    1968 May - 6 punti per Zorio

    Boatto, 6 punti per Zorio, in Ricognizione cinque, catalogo della mostra (Salerno, Centro Colautti, maggio 1968), a cura di A. Boatto, Edizioni del Centro Studi Colautti, Salerno 1968, pp. 60-61

    Un altro gruppo di opere presenta invece l’evento sempre in atto, e, proprio perché ha una durata nel tempo, l’evento assume l’aspetto di una lenta alterazione. […] la cristallizzazione per effetto dell’evaporazione di una massa di acqua disposta sopra un telone rialzato sul pianoterra provoca la caduta ritmata ad intervalli regolari di una goccia sul pavimento. La trasformazione, che è un evento come rallentato, si accompagna in questo caso a un evento istantaneo – la caduta della goccia d’acqua; e tale evento non viene suggerito e fatto sentire, ma si compie in una successione regolata, e quasi misura il tempo.

  • 1979
      Oct

    1979 Oct - Due decenni di eventi artistici in Italia. 1950-1970

    Due decenni di eventi artistici in Italia. 1950-1970, Prato, Palazzo Pretorio, ottobre-novembre 1970, a cura di S. Pinto, G. De Marchis

  • 1980
      Mar

    1980 Mar - Gilberto Zorio

    Rogozinski, Gilberto Zorio, in “G7 Studio”, vol. V, n. 3, marzo 1980

    Lavori intensamente concentrati come TENDA (’67) – dove sulla tela impermeabile l’acqua salata, evaporando, lascia contemporaneamente la sua traccia come forma geometrica e come materia numerabile (i cristalli di sale) […]: è il corso del tempo che può mettere in luce il recupero del dato originario, in margine alla trasformazione e nel suo mitico punto finale. Così questi eventi che si svolgono nel corpo della forma come in un suo itinerario esistenziale, si dispongono similmente a un teatro di “comportamenti” e di “caratteri”: sulla scena agiscono, secondo un rituale fisso, interno alla loro sostanza, il sale, gli acidi, i metalli, l’elettricità, come eroi-guida.

     

  • 1982
      Oct

    1982 Oct - Gilberto Zorio

    Zacharopoulos, Gilberto Zorio, in “Artistes”, n. 13, ottobre-novembre 1982

    Ogni opera è frutto di un atto, ma questo atto si trova quasi come sospeso nel mondo, così come l’opera nello spazio. Nessuna struttura riesce ad includerla in un comportamento coerente. Persino il fatto di costeggiare le strutture artistiche o culturali non è sufficiente per implicarla in un sistema di causalità o di coerenza semantiche. Da un lato l’altezza di un’opera come la Tenda (1967) è la semplice altezza dello sguardo […]. Dall’altro lato la consistenza e la natura dei materiali è il semplice rapporto di trasformazione del loro stato (condensazione, solidificazione, evaporazione, dissoluzione, frantumazione, ecc.) in una scala di possibilità indefinita.

  • 1982
      Oct 25

    1982 Oct 25 - Gilberto Zorio

    Gilberto Zorio, Torino, Galleria Christian Stein, 25 ottobre – 25 novembre 1982

  • 1982
      Dec 11

    1982 Dec 11 - Gilberto Zorio

    Gilberto Zorio, Ravenna, Pinacoteca Comunale, Loggetta Lombardesca, 11 dicembre 1982 – 31 gennaio 1983

  • 1983
      May 7

    1983 May 7 - Gilberto Zorio. Installationen

    Gilberto Zorio. Installationen, Rottweil, Forum Kunst, 7 maggio – 5 giugno 1983

  • 1985
      Nov 6

    1985 Nov 6 - Gilberto Zorio

    Gilberto Zorio, Stoccarda, Württembergischer Kunstverein, 6 novembre – 8 dicembre 1985

  • 1986
      Apr 15

    1986 Apr 15 - Gilberto Zorio

    Gilberto Zorio, Ginevra, Centre d’Art Contemporain, 15 aprile – 30 giugno 1986

  • 1986
      Sep 24

    1986 Sep 24 - Le printemps sans sacre

    Zacharopoulos, Le printemps sans sacre, in A Gilberto Zorio, catalogo della mostra (Parigi, Centre Georges Pompidou, Musée national d’art moderne, Galerie contemporaines, 24 settembre – 14 dicembre 1986), a cura di C. David, Centre Georges Pompidou, Parigi 1986, pp. 27, 32, 35

    Gilberto Zorio entra nell’arte senza precauzioni né cautele né riserve. Ha appena ventidue anni, nel 1966, quando crea opere come la Sedia, il Letto, la Tenda […].

    Nel 1966 ha luogo alla galleria Sperone di Torino una mostra significativa, “Arte Abitabile”, che comprende opere di Michelangelo Pistoletto, Gianni Piacentino e Piero Gilardi, con il quale Zorio divide il suo atelier. In Zorio il rapporto con l’abitare è già sensibilmente diverso da quelli di Gilardi e di Piacentino. Più vicino a Pistoletto, che ritroverà un anno più tardi nell’avventura dell’Arte Povera, Zorio assume però un punto di vista inatteso. […]

    Il Letto, la Sedia, la Tenda sono effettivamente opere esemplari: passaggi bruschi dall’orizzontalità alla verticalità o viceversa, di cui nessuno potrebbe affermare il senso o la tendenza; sospensioni tra la quiete di un peso su una massa o di una massa su un ammortizzatore d’urti, di cui nessuno saprebbe misurare l’effetto, capacità e corrosione passive, o alterità e trasformazione attive, di cui nessuno farà la prova. Se sono dei mobili, come suggeriscono i titoli – il che vuol dire “unità mobili” – la loro mobilità è francamente scomoda, insormontabile per qualsiasi ricerca di riposo e di sicurezza. Mentre da un lato la loro mobilità supera ogni limite e convenienza, la loro immobilità è profonda, inquietante, bloccata. Terribile, la loro mobilità non agisce che in un riposo che sembra eterno. Le cose sono là, minaccianti e minacciate al centro di niente o in quel niente che è il centro di un tutto non circoscrivibile.

    Queste prime tre opere sono l’espressione della grandezza superiore dell’opera di Zorio. Non è solo l’arte che è abitabile – questo è acquisito dall’erezione della prima scultura – è prima di tutto il mondo che è abitato. Il fatto stesso di urtare contro le cose, di tastare le forme di cui non si sperimenta che l’inesorabile, basta per trovarsi nel mondo come nella più originaria delle case, quella che sorge dalla terra per trovarsi subito esposta a i venti dell’ignoto. […]

    Particolari, irriducibili alle loro sole e uniche ragion d’essere, irrecuperabili da parte di qualsiasi concetto globale di produzione, di estetica, di idea […], queste opere sono anche un’unica e indivisibile esposizione, la cui costituzione, per la quantità e la sostanza, prova la necessità dell’accidente, la sua legge e il suo principio. […]

    Da quella prima società riunita attorno al Letto, alla Sedia, alla Tenda, una cultura è sorta, che comprende le pratiche e i modi di un’esistenza multipla, discontinua, diversificata.

  • 1986
      Sep 24

    1986 Sep 24 - Gilberto Zorio

    Gilberto Zorio, Parigi, Centre Georges Pompidou, Musée national d’art moderne, Galerie contemporaines, 24 settembre – 14 dicembre 1986, a cura di C. David

    Foto Paolo Mussat Sartor

  • 1987
      Mar 31

    1987 Mar 31 - Gilberto Zorio

    Gilberto Zorio, Tel Aviv, The Tel Aviv Museum, Helena Rubinstein Pavilion, 31 marzo – 31 maggio 1987, a cura di N. Guralnik

  • 1987
      Mar 31

    1987 Mar 31 - Energy with a human dimension

    Guralnik, Energy with a human dimension, in Gilberto Zorio, catalogo della mostra (Tel Aviv, The Tel Aviv Museum, Helena Rubinstein Pavilion, 31 marzo – 31 maggio 1987), a cura di N. Guralnik, Arieli Press Ltd, Tel Aviv Museum, Tel Aviv 1987, p.n.n. (trad. it. in Gilberto Zorio, catalogo della mostra, a cura di D. Eccher, R. Ferrari, Hopefulmonster, Torino 1996)

    Tenda, del 1967, comprende una struttura di sostegno fatta di tubi metallici ricoperti da un telo impermeabile che forma una sorta di tenda. Dell’acqua salata versata sul telo evapora con il tempo, lasciando la propria traccia sul tessuto, sia come macchia di forma geometrica sia come sostanza misurabile (dei cristalli di sale).

    In Piombi, del 1968, due bacinelle di piombo, una contenente solfato di rame, l’altra dell’acido cloridrico, sono poggiate sul pavimento. […] Diversamente da Rosa-blu-rosa, gli ultimi due sistemi a tempo descritti sono autonomi, poiché il mutamento avviene senza l’intervento esterno dell’osservatore.

  • 1987
      Nov 01

    1987 Nov 01 - Interviewessay

    Celant, G. Zorio, Interviewessay, in Gilberto Zorio, catalogo della mostra (Eindhoven, Stedelijk Van Abbemuseum, 1 novembre – 13 dicembre 1987), Hopefulmonster, Firenze 1987 (trad. it. in G. Celant, G. Zorio, Saggiointervista, in Gilberto Zorio, Hopefulmonster, Firenze 1988, pp. 13, 14)

    G.C.: Si propugna l’ipotesi di un lavoro “vivente”, dove la rappresentazione dei fenomeni visivi non può essere distinta dal processo fisico cui le materie sono sottoposte. Qui la materia si fa vitale per solidificare immagini che ripristinino la tensione e la potenzialità della vita. Sono sculture come la Tenda, 1967 e il Rosa-Blu-Rosa, 1967 con cobalto che alludono, con la trasformazione dell’acqua di mare in sale e del blu in rosa, allo spostamento della dinamica degli elementi. Si possono considerare sculture/avvenimenti che segnano il manifestarsi del Tempo.

    […]

    G.Z.: La memoria della statura corporale è presente […] nella Tenda, che presenta un fatto chimico ma anche fa scoprire, all’altezza degli occhi, un lago salato che si staglia nel paesaggio del blu. Gli stessi tubi dalmine presentano una dimensione umana, sono misure in rapporto modulare, come il mio corpo si raddoppia e crea una misura, così fanno i tubi.

    […]

    G.C.: Rispetto alla visività sembri esaltare il contenuto animistico. In ogni scultura esiste una presenza “occulta” che ne rappresenta il sistema nervoso. Vi si allude ad una densità nascosta ed enigmatica, che tiene sospese le forme […].

    G.Z.: Il senso animistico era sicuramente presente, serviva a portare dalla mia parte i materiali. Così sono riuscito con la Tenda a portare il mare al livello dell’occhio. Il lavoro nasce da una mia esperienza in un camping al mare. Dopo una tempesta mostruosa e arrivato il sole, l’acqua si è rappresa sino a trasformarsi in sale, così la natura era riuscita a trasportare il mare molto in alto, in collina, la scultura con acqua salata riproduce lo stesso fenomeno.

    […]

    G.Z.: A proposito dei tubi dalmine hai parlato di “sistema nervoso”, per me il tubo era la vena, il cavo elettrico che porta energia ed elettricità, porta il flusso. La città con le sue arterie si rifà al corpo umano, è una grande costruzione macroscopica del nostro sistema linfatico. Ero molto attratto da questo vedere crescere e mutare, gli scavi nel terreno, i cantieri in azione, il traffico. Contemporaneamente pensavo a cose che avessero un rapporto con la dimensione fisica del mio raggio d’azione. Per far sì che la Tenda si modificasse di giorno in giorno, attimo per attimo, bisognava nutrirla d’acqua.

    Sono qualcuno che mette in moto un meccanismo e l’immagine si autoalimenta, visivamente, al punto che sono il primo a stupirmi, penso agli acidi, perché non so come andrà a finire. È un’attesa continua.

     

  • 1987
      Nov 01

    1987 Nov 01 - Gilberto Zorio

    Gilberto Zorio, Eindhoven, Stedelijk Van Abbemuseum, 1 novembre – 13 dicembre 1987

  • 1990
      July 05

    1990 July 05 - Gilberto Zorio

    Gilberto Zorio, Porto, Fundação de Serralves, 5 luglio – 2 settembre 1990, a cura di F. Pernes

  • 1992
      Apr 11

    1992 Apr 11 - Gilberto Zorio

    Gilberto Zorio, Prato, Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Museo d’Arte Contemporanea, 11 aprile – 30 giugno 1992, a cura di G. Celant

    Foto Salvatore Mazza

  • 1994
       

    1994 - Arte Povera

    Bouisset, Arte Povera, Éditions du Regard, Parigi 1994, pp. 63-65

    Ses premières pièces, datées de 1966-1967, que révèlent les documents photographiques de l’époque, s’intitulent Colonna (Colonne), Colonna che cambio [sic!] colore (Colonna qui change de couleur), Letto (Lit), Sedia (Chaise) ou Tenda (Tente) et fonctionnent aussi bien à l’horizontale qu’à la verticale, ce qui n’exclut pas parfois le passage brutal et imprévisible d’un registre à l’autre. Si certaines de ces œuvres sont des meubles, écrit Denys Zacharopoulos, “ce qui veut dire des unités mobiles, leur mobilité est franchement inconfortable, insurmontable, par toute recherche de repos et de sécurité. Alors que leur mobilité dépasse toutes limites ou convenances, leur immobilité est profonde, inquiétante, indéplaçable… Les choses sont là menaçantes et menacées, au milieu de rien ou en ce rien qu’est le milieu d’un incontournable tout” (D. Zacharopoulos, texte publié par le Frac, Nord Pas de Calais concernant les acquisitions de 1983 à 1994, Lille). Utilisant aussi bien des tubes de métal ou de ciment, de la toile ou de l’eau salée, des chambres à air ou du caoutchouc mousse, Zorio met en place, dès ses premières œuvres, un système formel basé sur la notion d’affrontement et d’énergie […].

     

  • 1994
      Oct 07

    1994 Oct 07 - The Italian Metamorphosis, 1943-1968

    The Italian Metamorphosis, 1943-1968, New York, Solomon R. Guggenheim Museum, 7 ottobre 1994 – 22 gennaio 1995 / Wolfsburg, Kunstmuseum, 22 aprile – 13 agosto 1995, a cura di G. Celant

     

  • 1994
      Oct 07

    1994 Oct 07 - In total freedom: Italian art, 1943-1968

    Celant, In total freedom: Italian art, 1943-1968, in The Italian Metamorphosis, 1943-1968, catalogo della mostra (New York, Solomon R. Guggenheim Museum, 7 ottobre 1994 – 22 gennaio 1995 / Wolfsburg, Kunstmuseum, 22 aprile – 13 agosto 1995), a cura di G. Celant, Progetti museali Editori, Roma 1994, p. 17

    Moreover, the rejection of the notion of art as immobile and the embracing of an evolutionary perspective of its development as an image and object in motion was of great importance in emphasizing the notion of the work’s vitality and survivability. The work does not disappear in a closed and rigid intellectual and conceptual structure but provides an existence. It […] may be transformed, in an energetic process that makes the image self-generate, in Tenda (1967), by Zorio.

     

  • 1996
      June 01

    1996 June 01 - Gilberto Zorio

    Gilberto Zorio, Trento, Galleria Civica di Arte Contemporanea, 1 giugno – 18 agosto 1996, a cura di D. Eccher, R. Ferrari

     

  • 1996
      June 01

    1996 June 01 - Tra acrobati

    Celant, G. Zorio, Tra acrobati, in Gilberto Zorio, catalogo della mostra (Trento, Galleria Civica di Arte Contemporanea, 1 giugno – 18 agosto 1996), a cura di D. Eccher, R. Ferrari, Hopefulmonster, Torino 1996, pp. 15, 25

    G.C.: Vorrei tentare un ampliamento interpretativo, portando il discorso sulla natura aerea ed immateriale, quasi incorporea e spirituale, se non sacrale, del tuo lavoro. Tale prospettiva che verte sulla raffigurazione di un’attenzione antigravitazionale, di movimento dal basso verso l’alto, mi permette di rileggere le tue opere come un tentativo di liberazione dal peso e dall’ingombro della scultura tradizionale, quella che va dal realismo al minimalismo. Il modello di un’ascesa di un distacco da terra, che permette alla scultura di arrampicarsi o di compiere acrobazie, ruota infatti sull’innalzamento e sul desiderio di distacco dal fisico e dal materico. Esprime un desiderio di libertà e di instabilità che crea inquietudine e insicurezza, come quelle insite in tutti i tuoi lavori dove compare il tema della volatilità e della vettorialità aperte e incontrollate.

    G.Z.: Fin dall’inizio, nel 1967 con Sedia e Tenda, con Senza titolo, formato dal cilindro di eternit e dalle camere d’aria, ho immediatamente espresso il desiderio di mettere in contrasto la parte appesantita, eternit, acqua e maglio di cemento, con la superficie leggera ed aerea, gommapiuma, stoffa e camera d’aria. C’è sempre stata questa sorta di tentativo, marcato o non marcato, di elevazione. Pensavo quasi ad una sacralità, dovuta all’elevarsi del mio corpo, o del mio sguardo proteso ad osservare l’acqua marina che si tramutava o meglio conquistava il sale.

    […]

    G.C.: Perché l’interesse per l’evaporazione?

    G.Z.: L’evaporazione ha sempre una fisicità. Quando l’alcool evapora nello spazio, lo impregna, come il suono. Diventa materiale plastico e scultoreo che si trasforma, secondo un processo lentissimo, che dipende dal clima, dall’umidità e da molti fattori. Tutto questo procedere deriva dal lavoro dei piombi con l’arco che comportava una modificazione molto lenta, difficile da percepire quotidianamente, ma drammatica se il tempo trascorso è lungo, un mese o un anno. Il lavoro macina tempo.

     

  • 1999
       

    1999 - Arte Povera

    Christov-Bakargiev, Arte Povera, Phaidon Press Limited, Londra 1999, p. 171

    Characteristic of Zorio’s work, this piece explores the transformation of materials through elementary phisical laws. A green cloth was draped over a structure of metal scaffolding, referencing nomadic architecture. The cloth was saturated with salt water, which slowly dripped onto the floor below. As the water evaporated, traces of salt were left onto the cloth.

     

  • 2000
      Sep 22

    2000 Sep 22 - Condition report

    Condition report del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea redatto da Luisa Mensi.

    Lo stato di conservazione dell’opera è definito discreto. 

    Si individua su tutta la superficie dell’opera un diffuso deposito incoerente. Sulla tela sono visibili leggere pieghe orizzontali, in corrispondenza della porzione posteriore che si arrotola leggermente al contatto con il suolo. Si osservano abrasioni diffuse su tutta la superficie, in modo particolare in corrispondenza dei bordi, e macchie nere, di piccole dimensioni, e bianche (dovute agli aloni dei cristalli salini depositatisi) in corrispondenza di uno dei tubi orizzontali superiori e nell’area inferiore della tela posteriore. Puntuali prodotti di corrosione sono presenti in corrispondenza dell’area centrale dei pali inferiori.

  • 2000
      Dec 6

    2000 Dec 6 - Arte povera in collezione

    Arte povera in collezione, Rivoli-Torino, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, 6 dicembre 2000 – 25 marzo 2001, a cura di I. Gianelli, con la collaborazione di M. Beccaria, G. Verzotti

    Foto Paolo Pellion

  • 2001
      May 31

    2001 May 31 - Condition report

    Condition report del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea redatto da Luisa Mensi e sottoscritto da Tate Modern di Londra.

    Non si evidenziano cambiamenti rispetto al momento del condition report del 22/09/00

  • 2001
      May 31

    2001 May 31 - Spaces of arte povera

    Lumley, Spaces of arte povera, in Zero to Infinity: Arte Povera 1962-1972, catalogo della mostra (Londra, Tate Modern, 31 maggio – 19 agosto 2001 / Minneapolis, Walker Art Center, 14 ottobre – 13 gennaio 2002 / Los Angeles, Museum of Contemporary Art, 10 marzo – 15 settembre 2002 / Washington, Hirshorn Museum and Sculpture Garden, 24 ottobre 2002 – 12 gennaio 2003), a cura di R. Flood, F. Morris, Walker Art Center, Minneapolis/Tate Modern, Londra 2001, p. 44

    The artistic dialogues that animated this milieu were extraordinary, leading to what Trini called the formation of an “authentic Turin school”. […] A close reading of Boetti’s first solo show of January 1967 reveals a conversation with Pistoletto’s work, while Zorio’s Letto, Sedia and Tenda are indubitably in discussion with Gilardi’s pieces in Arte abitabile.

  • 2001
      May 31

    2001 May 31 - Zero to Infinity…

    Zero to Infinity: Arte Povera 1962-1972, Londra, Tate Modern, 31 maggio – 19 agosto 2001, a cura di R. Flood, F. Morris / Minneapolis, Walker Art Center, 14 ottobre – 13 gennaio 2002, a cura di R. Flood, F. Morris / Los Angeles, Museum of Contemporary Art, 10 marzo – 15 settembre 2002 / Washington, Hirshorn Museum and Sculpture Garden, 24 ottobre 2002 – 12 gennaio 2003

    Foto Minneapolis, Walker Art Center, 14 ottobre – 13 gennaio 2002

    Foto Zero to Infinity: Arte Povera 1962-1972, 10 marzo – 15 settembre  2002, The Museum of Contemporary Art, Los Angeles

  • 2003
       

    2003 - Gilberto Zorio

    Beccaria, Gilberto Zorio, in Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. La residenza sabauda, la collezione, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino, Umberto Allemandi, Torino 2003, p. 370

    L’evaporazione di acqua marina e la conseguente traccia nella forma di cristalli di sale delinea in Tenda, 1967, la dinamica di un paesaggio naturale. Il lago salato che si forma all’altezza degli occhi degli spettatori corrisponde alla dimensione antropocentrica che Zorio esalta nelle sue opere. Anche i tubolari metallici sui quali è poggiato il telo sono stati pensati dall’artista secondo una dimensione umana e la loro funzione viene paragonata a quella delle vene e dell’ossatura.

     

  • 2004
       

    2004 - Arte Povera. Movements in Modern Art

    Lumley, Arte Povera. Movements in Modern Art, Tate Publishing, Londra 2004, p. 45

    His Tent 1967 developed in the context of landmark Arte Abitabile exhibition in which the Sperone Gallery was transformed in to a strange domestic environment. Zorio had salt water poured onto the flat “roof” of a blue canvas cube stretched over scaffolding tubes; the water slowly evaporated, leaving behind crystalline deposits.

     

  • 2004
       

    2004 - Riallestimento delle sale

    Riallestimento delle sale in occasione del ventennale dell’apertura del Museo, Rivoli-Torino, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, 2004

     

  • 2005
      July 24

    2005 July 24 - Il principio della termodinamica di Lascaux

    Meneguzzo, Il principio della termodinamica di Lascaux, in Gilberto Zorio, catalogo della mostra (Darmstadt, Institut Mathildenhöhe, 24 luglio – 4 settembre 2005), a cura di K. Wolbert, Hopelfumonster, Torino 2005, p. 24

    Qual è dunque l’energia (e la materia) con cui interagisce Zorio? Per cominciare, è un’energia semplice, originaria, elementare. Ed evidente. Sia che si tratti dell’acqua salata che, evaporando lascia i cristalli di sale su una parte della tela, e una sorta di distillato liquido dall’altra parte – come in Tenda del 1967 – o che invece si tratti dei colpi di scure sul muro che incidono la parola Odio, – o ancora della trasformazione di minerali in cristalli – come nella serie dei Crogiuoli, – l’energia non si nasconde, è visibile e soprattutto pericolosa.

     

  • 2006
      Nov 8

    2006 Nov 8 - MUSEO MUSEO MUSEO

    MUSEO MUSEO MUSEO. 1998-2006 Duecentocinquanta nuove opere per la GAM, Torino, Torino Esposizioni, 8 novembre 2006 – 7 gennaio 2007 (prorogata al 27 gennaio 2007), a cura di P.G. Castagnoli

    Torino, Archivio Fotografico della Fondazione Torino Musei. Foto Bruna Biamino

  • 2008
      Oct 18

    2008 Oct 18 - An idea of uncontrollable art

    Holman, An idea of uncontrollable art, in Gilberto Zorio, catalogo della mostra (Milton Keynes, Milton Keynes Gallery, 18 ottobre 2008 – 18 gennaio 2009), a cura di M. Stanley, Milton Keynes Gallery, Central Milton Keynes 2008, p. 21

    Fused into his handling of the piece [Pelli con resistenza] were ideas about universal therianthropism and of the transmutation of mind and body. An unexpected carrier of the same idea is found in Tenda (1967), a simple framework of pipes supporting a cloth covering. The assumption of shelter, however, is disrupted by the penetration of the cloth by water which pools as salt crystals inside the object’s perimeter and stains the top at the visitor’s eye level. Zorio’s physically unstable form gains in conceptual strenght as thoughts are diverted from the possibility of collapse to notions of bodily and arterial sustenance.

  • 2008
      Oct 18

    2008 Oct 18 - Gilberto Zorio

    Gilberto Zorio, Milton Keynes, Milton Keynes Gallery, 18 ottobre 2008 – 18 gennaio 2009, a cura di M. Stanley

    Foto Andy Keate

  • 2010
       

    2010 - Gilberto Zorio

    Beccaria, Gilberto Zorio, in M. Beccaria, E. Volpato (a cura di), Dieci anni e oltre. La collezione della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT per Torino e il Piemonte, Archive Books, Berlino 2010, p. 484

    Tenda, 1967 è una struttura di tubolari innocenti disposti in modo da suggerire un riparo fatto di stoffa verde. Sulla sommità della struttura l’artista versa acqua marina, la quale evaporando lascia dietro di sé concrezioni saline. L’insieme è un paesaggio naturale posizionato all’altezza degli occhi, secondo la dimensione antropocentrica che Zorio esalta nelle sue opere. Gli stessi tubi metallici sui quali è appoggiato il telo sono pensati in riferimento alla dimensione umana e la loro funzione viene paragonata a quella dello scheletro che regge il corpo.

     

  • 2011
      May 14

    2011 May 14 - Condition report

    Condition report del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea redatto da Luisa Mensi e sottoscritto da A. Korotkova, MAMM – Multimedia Art Museum Moscow.

    Non si evidenziano cambiamenti rispetto al momento del condition report del 23/05/01

  • 2011
      May 16

    2011 May 16 - Arte Povera in Moscow

    Arte Povera in Moscow. Works from the collection of the Castello di Rivoli, Mosca, MAMM – Multimedia Art Museum Moscow, 16 maggio – 9 luglio 2011, a cura di E. Geuna, B. Merz

     

     

    Foto Courtesy MAMM – Multimedia Art Museum Moscow

  • 2011
      Jul 11

    2011 Jul 11 - Condition report

    Condition report del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea redatto da Luisa Mensi e sottoscritto da A. Korotkova, MAMM – Multimedia Art Museum Moscow.

    Non si evidenziano cambiamenti rispetto al momento del condition report del 14/05/11

  • 2011
      Nov 25

    2011 Nov 25 - Arte Povera 1967-2011

    Arte Povera 1967-2011, Milano, La Triennale, 25 ottobre 2011 – 29 gennaio 2012, a cura di G. Celant (nell’ambito di Arte Povera 2011, a cura di G. Celant)

    Foto Rocco Mussat Sartor

     

  • 2011
       

    2011 - Gilberto Zorio

    Coen, Gilberto Zorio, in Arte Povera 2011, catalogo della mostra (sedi varie), a cura di G. Celant, Electa, Milano 2011, pp. 562-563

    Una misura: il corpo. Nel rilevamento di una grandezza rapportabile a una esperienza fisica, la propria, lo sguardo di Zorio può penetrare all’interno delle increspature del reale, muoversi e dominare la materia, controllarla secondo lievi spostamenti. Come un felino che si apposta e rimane a lungo in agguato per balzare all’improvviso sulla preda, l’artista sorveglia i movimenti di una digressione che il tempo indica per cogliere l’attimo in cui si manifesta la visione, per poterla bloccare e sospendere. Ma il corpo è anche dimensione raffrontabile all’universo, elemento catalitico tra il mondo concreto e l’astrazione del pensiero. Affascinante simmetria tra il calcolabile e l’illimitato, può ribaltare il senso della percezione e forzarlo a una misura umana invertendo la tensione interna alla natura stessa. Non per sottometterla quanto per cercare un ritmo diverso nella creazione, per identificare un luogo dove natura e arte trovino una giusta corrispondenza […]. Sono ancora sculture il Letto, la Tenda, la Sedia. E quei materiali classici subiscono il gioco del tempo – il modificarsi della colorazione del bronzo ad esempio –, Zorio li osserva affascinato afferrando la mobilità di ciò che appare statico, immutabile. Con una occhiata rapida si appropria degli attributi volubili della materia, porta alla luce la magia della metamorfosi, nell’attesa di tutte le variabili che designino una mutazione […]. È quindi nella perdita di fissità che si stabilisce il nuovo parametro della scultura, ma anche quello della pittura; di quelle tecniche proprie della creazione artistica fin dalle sue prime, arcaiche tracce.

  • 2016
       

    2016 - Allestimento della collezione permanente

    Allestimento sala personale della collezione permanente, Rivoli-Torino, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, 2016

    Foto Renato Ghiazza

  • 2017
      Nov 2

    2017 Nov 2 - Tenda

    s.n., Tenda, in Gilberto Zorio, catalogo della mostra (Rivoli-Torino, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, 2 novembre 2017 – 18 febbraio 2018, prolungata al 6 marzo 2018), a cura di M. Beccaria, Skira, Milano 2017, p. 132

    Tenda nasce dalla memoria di una tempesta marina e dalle trasformazioni impresse al paesaggio dell’acqua salata sollevata dal vento. Il lavoro è una struttura di tubi d’acciaio disposti in modo da suggerire un riparo in stoffa e, ogni volta che lo installa, Zorio versa acqua di mare sulla sommità della tela. Nel giro di alcune ore l’acqua evapora e lascia dietro di sé concrezioni saline. L’insieme compone un paesaggio naturale posizionato all’altezza degli occhi, secondo la dimensione antropocentrica che l’artista esalta nelle sue opere. Zorio paragona i tubi in acciaio alle ossa che reggono il corpo. Il lavoro è tra quelli esposti dall’artista in occasione della sua prima personale da Sperone a Torino nel 1967.

  • 2017
      Nov 2

    2017 Nov 2 - Gilberto Zorio: prima che le parole brucino…

    Christov-Bakargiev, Gilberto Zorio: prima che le parole brucino. Una conversazione, in Gilberto Zorio, catalogo della mostra (Rivoli-Torino, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, 2 novembre 2017 – 18 febbraio 2018, prolungata al 6 marzo 2018), a cura di M. Beccaria, Skira, Milano 2017, pp. 74, 78-79

    Nelle sue prime opere, […] Zorio […] ha irrigidito i suoi materiali con l’uso di tubi Dalmine, come nell’opera Tenda (1967) in cui la stoffa e la struttura contrastano con il lento sgocciolamento dell’acqua salata che cristallizza.

    […]

    CCB: Ma qual è il primo lavoro in cui è presente un liquido? La Tenda con l’acqua salata?

    GZ: Il primo uso del liquido è proprio nell’opera del libro aperto [cfr. Libro, 1965], ma la Tenda, che è del ’67, è un lavoro più preciso.

    CCB: Ma fra il libro del ’65 e la Tenda del ’67 ci sono altri lavori realizzati con dei liquidi?

    GZ: No.

    […]

    GZ: […] a quell’epoca lavoravo a più progetti contemporaneamente, cioè facevo la Tenda e nel frattempo facevo la struttura che cambia colore. Interrompevo un lavoro per fare l’altro…

  • 2017
      Nov 2

    2017 Nov 2 - Le rivoluzioni di Gilberto Zorio

    Beccaria, Le rivoluzioni di Gilberto Zorio, in Gilberto Zorio, catalogo della mostra (Rivoli-Torino, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, 2 novembre 2017 – 18 febbraio 2018, prolungata al 6 marzo 2018), a cura di M. Beccaria, Skira, Milano 2017, pp. 44-45, 50, 53

    [Nel 1967 alla galleria Sperone] nulla è disposto in maniera ortogonale, ma è riconoscibile una personale percezione del luogo, che in questo caso aveva portato Zorio a spingere verso le pareti le opere a impianto verticale (tra cui Colonna e Tenda) e a lasciare al centro quelle caratterizzate da un andamento prevalentemente orizzontale, come […] Rosa-blu-rosa.

    […]

    Alla memoria dei materiali da cantiere risale […] direttamente l’uso dei tubi Dalmine […]. “Ho utilizzato i tubi Dalmine” dice Zorio “perché li ho visti sempre come una struttura relativamente leggera che diventa robustissima. È agile, agibile e si monta molto in fretta. Mi ricordo di aver visto gli operai muoversi come acrobati su queste strutture. I Dalmine mi piacciono molto per questo: sono robusti ed elastici, sono come le nostre ossa. Quando sono incastrati ai loro morsetti, si capisce che copiano il nostro corpo. Si comportano come uno scheletro”.

    […]

    Prima di trasferirsi a Torino, la famiglia dell’artista aveva vissuto a Termoli e Zorio ha lucide memorie di un paesaggio dominato dal mare e dalla luce del sole in un’Italia rurale, quasi magica. Intenzionalmente, accanto ai viaggi delle canoe la sala centrale della mostra raccoglie il lavoro Tenda (1967) e un gruppo di dieci progetti su carta. Pur riconducibile a un momento più adulto, legato alla visione delle tracce saline di una tempesta marina durante un’estate in campeggio, Tenda restituisce la capacità di Zorio di esaltare le energie della materia e del colore attingendo a ricordi personali, secondo una pratica poetica che lo caratterizza in maniera profonda. Il lavoro, realizzato versando acqua salata su un telo appoggiato su una struttura di tubi Dalmine, propone un paesaggio nella forma di un piccolo lago salato che si staglia davanti agli occhi dei suoi spettatori.

  • 2017
      Nov 2

    2017 Nov 2 - Gilberto Zorio

    Gilberto Zorio, Rivoli-Torino, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, 2 novembre 2017 – 18 febbraio 2018 (prolungata al 6 marzo 2018), a cura di M. Beccaria

    Foto Antonio Maniscalco

  • 2018
      Mar

    2018 Mar - Intervento di manutenzione

    L’intervento di manutenzione è stato realizzato da Gilberto Zorio, dai suoi collaboratori (Kimitake Sato e Vincenzo Circosta) e con l’aiuto della ditta Attitudine Forma durante il disallestimento della mostra Gilberto Zorio al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea.

  • 2018
      May 16

    2018 May 16 - Condition report

    Condition report del The State Hermitage Museum. Non si evidenziano cambiamenti rispetto al momento del condition report del 11/07/11

     

  • 2018
      May 17

    2018 May 17 - Arte Povera: una rivoluzione creativa

    Arte Povera: una rivoluzione creativa, San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage, 17 maggio – 16 agosto 2018, a cura di C. Christov-Bakargiev, D. Ozerkov

     

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